Con Rivending contribuisci a immettere meno emissioni

Miami Ristoro aderisce al programma Rivending da circa 4 anni e nell’ultimo anno anche a rPet contribuendo a sostenere la cultura del riciclo della plastica e dell’economia circolare, in un settore, come quello del vending, che è stato duramente colpito dalla direttiva in merito al monouso.

Oggi sappiamo che con Rivending si risparmiano 6,84 grammi di CO2 a bicchiere.
Infatti secondo uno studio indipendente condotto da eAmbiente e commissionato da Venditalia, ciascuno delle migliaia di cestini RiVending installati in tutta Italia, in media concorre al risparmio di ben 100 kg di CO2 all’anno.

Rivending è stato da poco presentato anche al Salone della CSR, il principale evento in Italia dedicato alla sostenibilità che si svolge da 10 anni a Milano, presso l’Università Bocconi.

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Con Rivending contribuisci a immettere meno emissioni

Miami Ristoro aderisce al programma Rivending da circa 4 anni e nell’ultimo anno anche a rPet contribuendo a sostenere la cultura del riciclo della plastica e dell’economia circolare, in un settore, come quello del vending, che è stato duramente colpito dalla direttiva in merito al monouso. Oggi sappiamo che con Rivending si risparmiano 6,84 grammi di CO2 a bicchiere. Infatti […]

Meno emissioni grazie a Hybrid Cup

Nei primi 6 mesi del 2021 Miami Ristoro, grazie all’innovativo bicchiere Hybrid Cup di FLO ha contribuito a immettere nell’atmosfera 1635 kg di Co2 in meno.

 

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Con Rivending contribuisci a immettere meno emissioni

Miami Ristoro aderisce al programma Rivending da circa 4 anni e nell’ultimo anno anche a rPet contribuendo a sostenere la cultura del riciclo della plastica e dell’economia circolare, in un settore, come quello del vending, che è stato duramente colpito dalla direttiva in merito al monouso. Oggi sappiamo che con Rivending si risparmiano 6,84 grammi di CO2 a bicchiere. Infatti […]

Chi paga il conto degli aumenti?

Che bello sarebbe aprire un articolo con qualche notizia positiva, anche piccola!

In questo periodo nefasto mi accontenterei davvero di poco. Invece nulla, non accade niente che meriti di essere definito buono, favorevole o quantomeno utile. Non voglio annoiare il lettore con l’elenco degli avvenimenti negativi iniziati oltre due anni fa e che, per ragioni diverse, continuano grazie ad un dittatore giustificato da qualche bastian contrario, molto probabilmente con un passato recente da No-Vax. 

Il vending sta pagando tutto questo a caro prezzo. A proposito di prezzi, gli aumenti auspicati oramai tempo fa non sono più sufficienti. In un momento in cui abbiamo cercato di farli digerire con molta difficoltà ai nostri clienti, tutto è aumentato di nuovo e continuerà ad aumentare.

Per inciso, la scorsa settimana, mentre mi trovavo lungo l’autostrada Parma-La Spezia, durante il rifornimento di carburante mi concedo un caffè presso il punto vendita “Sarni”: prezzo, un euro e quaranta centesimi. Noi siamo ancora quelli dello “0,30” e quando arriviamo ad ottenere un prezzo da “0,40” in su ci pare di aver vinto alla lotteria. Dimenticavo: il caffè faceva pure schifo, pur costando da tre a quasi cinque volte in più di quello delle nostre “macchinette” (termine volgare purtroppo largamente usato, che la dice lunga sulla reputazione del nostro settore) 

C’è ancora tanto da lavorare per riconoscere al vending la nobiltà che merita. Ci eravamo illusi di recuperare qualche punticino di margine sul food e, in particolare, sugli snack ma anche qui la carenza di grano, di mais e di olio di girasole ha fatto lievitare i prezzi alla fonte. Dovremmo riscoprire, (ri)pulendolo dalle accuse degli ultimi anni, l’odiato olio di palma vittima di critiche forse eccessive.

Ma, anche qui, pare che gli oli alternativi non riescano a coprire completamente i consumi attesi. Famosi produttori di patatine finiranno a breve le scorte di olio di semi di girasole, altri si sono messi al riparo facendo coperture ad un costo al litro più che raddoppiato, per evitare future speculazioni. Non dimentichiamoci che girasoli e grano fanno parte della filiera alimentare di base. In una condizione normale, i contadini in Ucraina dovrebbero seminare ora per avere un raccolto nel 2023 ma ora quegli agricoltori si trovano sotto le bombe. Se poi ci spostiamo in Asia, quante di queste materie prime verranno assorbite dalla Cina? Mi sto “allargando” troppo, con il rischio di diventare noioso… 

Anche la grande distribuzione combatte con questi problemi: la questione del prossimo futuro non sarà tanto la mancanza di prodotto, quanto il costo del carrello della spesa, come emerso durante una recente intervista con Carlo Buttarelli, Direttore Relazioni di Filiera di Federdistribuzione. 

Non vi ho portato notizie positive, purtroppo, ma già ne eravate al corrente. Meno male che i nostri distributori automatici non vanno a gas… Ah, no! Anche per generare corrente serve il gas: faccio confusione perché qui aumenta tutto! Almeno questo costo sarà a carico dei nostri clienti che, credetemi, ben presto inizieranno a battere cassa.

di Massimo Ferrarini, Amministratore Unico di Miami Ristoro

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Miami Ristoro aderisce al programma Rivending da circa 4 anni e nell’ultimo anno anche a rPet contribuendo a sostenere la cultura del riciclo della plastica e dell’economia circolare, in un settore, come quello del vending, che è stato duramente colpito dalla direttiva in merito al monouso. Oggi sappiamo che con Rivending si risparmiano 6,84 grammi di CO2 a bicchiere. Infatti […]

Lo smartworking nel modello di business del vending

Non è bello autocitarsi, anzi, direi che è perfino un’operazione non elegante, che di regola andrebbe evitata ma le regole, a volte, contemplano un’eccezione. Mesi, anzi anni fa, all’inizio della pandemia e in piena crisi totale del nostro settore, scrivevo su questa rivista che tutto un giorno si sarebbe risolto (non potevo prevedere quando, non sono un veggente) ma qualcos’altro per il nostro settore no, non sarebbe più tornato come prima. Siamo caduti, ci siamo leggermente rialzati ma siamo caduti di nuovo: ora ci rialzeremo ancora, forse con la schiena più dritta di prima -ne sono convinto- ma il settore perderà una parte del suo fatturato e non la recupererà mai più. Lo smart working, come prevedevo anni fa, sarà l’eredità lasciata dal Covid, una forma di lavoro che mette d’accordo aziende -sia pubbliche che private e lavoratori.

Noi, praticamente nel mezzo, pagheremo le conseguenze di questa situazione per sempre, perché ci mancheranno parte dei consumatori, parte dei clienti che, ahimè, non riusciremo più ad intercettare. Mi fa piacere che il Presidente di Confida, Massimo Trapletti, in una recente intervista abbia dichiarato: “Lo smart working uccide il vending: perdite del -31,55% a gennaio”. Sicuramente i dati di febbraio non saranno migliori e così, continua Trapletti, sarà fino alla fine dello stato di emergenza, previsto al 31 marzo. È lecito chiedere di revocare la circolare del 5 gennaio scorso e promuovere il rientro dei lavoratori in presenza, come è lecito diventare tifosi del Ministro Brunetta, su questo tema dalla nostra parte. Dobbiamo muoverci però con cautela: i clienti/consumatori che di malavoglia torneranno al lavoro non dovranno additarci come complici del provvedimento che li toglie dal divano, altrimenti oltre ai “no vax” ci troveremo di fronte anche al movimento “no macchinette” (come vengono chiamate, purtroppo anche dai media). E il problema non finisce qui. Dobbiamo rassegnarci al fatto che, anche con l’auspicato rientro in presenza dei lavoratori, il lavoro agile continuerà ad esistere. Nei settori che lo consentono, diversi studi (ormai non più recenti) confermano che i lavoratori passeranno tre giorni in azienda e due giorni in smart working.

Se facciamo bene i conti, questo significa il 40% in meno dei nostri consumatori presenti sul posto di lavoro e qui, purtroppo, il nostro Brunetta nulla potrà fare, questo sarà il vero problema: la modalità di lavoro mista sarà la nostra condanna, irreversibile. Con questi clienti andrà ripensato completamente il modello di business del settore, un modello che preveda un adeguamento prezzi per recuperare parte della marginalità perduta, causa calo delle presenze e quindi delle consumazioni, oltre ad una rimodulazione dell’ampiezza delle aree ristoro, perché non potremo certo pensare di lasciare lo stesso numero di distributori automatici dove la presenza si è ridotta del 40%, anche se quasi sicuramente con un’alternanza di utenti.

Un ulteriore problema, non semplice da far accettare, ma che dobbiamo provare a superare da soli: non ci sarà nessun Brunetta ad aiutarci.

di Massimo Ferrarini, Amministratore Unico Miami Ristoro

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Prorogata fino al 2025 la transizione 4.0

LE AGEVOLAZIONI FISCALI SUI DISTRIBUTORI AUTOMATICI INTERCONNESSI HANNO OTTENUTO UN’ALTRA IMPORTANTE E LUNGA PROROGA. PERMESSI DALLA NORMATIVA VIGENTE A PARTIRE DAL 23 MAGGIO 2018, A SEGUITO DELLA FAMOSA CIRCOLARE DEL MISE CHE AMMETTEVA LE VENDING MACHINE TRA I BENI COMPRESI NEL ORMAI FAMOSO “ALLEGATO A”, NON SI SONO MAI INTERROTTE. 

LA CONFERMA CHE LE AGEVOLAZIONI DURERANNO FINO AL 2025 È ARRIVATA CON LA LEGGE 30 DICEMBRE 2021, N. 234 “BILANCIO DI PREVISIONE DELLO STATO PER L’ANNO FINANZIARIO 2022 E BILANCIO PLURIENNALE PER IL TRIENNIO 2022- 2024” – CREDITO D’IMPOSTA PER INVESTIMENTI IN BENI STRUMENTALI. 

PERTANTO, TUTTE LE IMPRESE RESIDENTI NEL TERRITORIO DELLO STATO CHE EFFETTUANO INVESTIMENTI IN BENI STRUMENTALI NUOVI DESTINATI A STRUTTURE PRODUTTIVE UBICATE NEL TERRITORIO DELLO STATO, È RICONOSCIUTO UN CREDITO D’IMPOSTA ALLE CONDIZIONI E NELLE MISURE STABILITE NELLA PREDETTA LEGGE DI BILANCIO, IN RELAZIONE ALLE DIVERSE TIPOLOGIE DI BENI AGEVOLABILI. 

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Il Vending 5.0: digitale e sostenibile

 IL 25 OTTOBRE A HOSTMILANO, ALL’INTERNO DEL #FOODTECNOLOGYLOUNGE DI FEDERAZIONE ANIMA CONFINDUSTRIA, CONFIDA HA ORGANIZZATO UN WORKSHOP INTITOLATO “COVID-19: LA TRASFORMAZIONE DIGITALE E DEI CONSUMI DEL VENDING” ALLA PRESENZA DEL PRESIDENTE MASSIMO TRAPLETTI, DEL PROF. EMANUELE FRONTONI DELL’UNIVERSITÀ POLITECNICA DELLE MARCHE E DEL PROF. STEFANO EPIFANI DELL’ UNIVERSITÀ DI ROMA LA SAPIENZA E PRESIDENTE DEL DIGITAL TRANSFORMATION INSTITUTE.

NEL CONVEGNO SI È PARLATO DEL PERCORSO CHE IL SETTORE DELLA DISTRIBUZIONE AUTOMATICA STA INTRAPRENDENDO SUI TEMI DELLA DIGITALIZZAZIONE E DELLA SOSTENIBILITÀ.

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Coven sul n°54 di Vending News

Si parla del Consorzio Coven sul n° 54 di Vending News.

Una lunga intervista a Massimo Ferrarini, Presidente Coven e Amministratore Unico di Miami Ristoro, nella quale si parla di come è cambiato il mondo del Vending negli ultimi 20 anni e di quali sono le sfide per il futuro.

“la sostenibilità non può più essere un optional, dice Ferrarini, è oggi argomento in primo piano, la maggior parte dei gestori è impreparato, è ancora lontano dall’idea che questi principi debbano far parte delle proprie linee guida, diventare asset strategici della crescita. Noi come Consorzio ci siamo arrivati da tempo, se consideriamo che già 5 anni fa abbiamo presentato il nostro Bilancio di Sostenibilità”

LEGGI QUI tutta l’intervista

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Green Pass in azienda

La sicurezza dei clienti è fra i nostri primi obiettivi.

Fin dall’inizio della pandemia abbiamo adottato misure preventive a favore dei nostri dipendenti, dei nostri clienti e di tutta la comunità che usufruisce dei nostri servizi.

Da oggi aggiungiamo una sicurezza in più: il GREEN PASS per il 99% delle persone che lavorano in azienda.

Scopri di più sul PROTOCOLLO SICUREZZA di Miami Ristoro

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Report Sostenibilità

Sono passati 5 anni dalla prima edizione del report, quando abbiamo iniziato questo percorso avevamo sentimenti contrastanti, da una parte la voglia di dimostrare e dimostraci che fare impresa non significa perseguire esclusivamente risultati economici, dall’altra il
timore di non riuscire ad affrontare questa sfida.
Dopo 5 anni possiamo affermare che quella sfida è stata affrontata e che Miami Ristoro, a piccoli passi, è riuscita a costruire in questi anni una strategia aziendale fondata anche sugli aspetti legati alla sostenibilità.” Massimo Ferrarini, Amministratore Unico

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Miami Ristoro si aggiudica il titolo di Leader della Sostenibilità 2021

Miami Ristoro è fra le 150 aziende che hanno ottenuto il sigillo di Leader della Sostenibilità 2021, riconoscimento dato da Il Sole 24 Ore alle aziende che si sono distinte per azioni concrete in tema di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.
L’unica fra le aziende di gestione del mondo del Vending.

Siamo state una delle prime aziende della distribuzione automatica ad attuare una strategia di business che includesse una politica di sostenibilità ambientale e sociale, portandola anche nel territorio in cui operiamo, attraverso una serie di attività atte a migliorare il tessuto economico e sociale della comunità di riferimento.

QUI le altre aziende italiane presenti nella lista

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Lavazza da 120 anni, un successo italiano fondato su passione e innovazione

Miami Ristoro è distributore ufficiale di Lavazza, una partnership solida, che prosegue fin dagli inizi della attività. Una scelta fondata sull’eccellenza del prodotto, sull’esperienza di un’azienda Made in Italy e sulla competenza e attenzione rivolte all’innovazione e alla sostenibilità.

Lavazza è un Gruppo globale nato a Torino nel 1895 dalla passione imprenditoriale di una famiglia italiana, giunta oggi alla quarta generazione, che è riuscita a portare l’eccellenza italiana nel mondo, tenendo fede ai valori ereditati dal fondatore Luigi Lavazza: passione e innovazione.

Miami Ristoro ha avuto il piacere di intervistare Igor Nuzzi, Regional Director Italy e Switzerland, nella Nuvola Lavazza, l’headquarter firmato dall’architetto Cino Zucchi.

LEGGI l’intervista uscita su Gli Stati Generali.

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Il Mondo del vending riparte!

Da Speaker’s Corner di Massimo Ferrarini per D.A. Italia – maggio 2021

In marzo e in aprile si sono visti timidi segnali di ripresa.

Bella forza, direte voi. Ci piace vincere facile, nel marzo e aprile del 2020 si assisteva ad una chiusura quasi totale. Il settore totalizzava perdite ben oltre il 60%. E’ chiaro che ora siamo in una situazione diversa. Andiamo quindi a paragonare il nostro bimestre 2021 ancora con il 2019 (anno bisesto anno funesto, mai detto fu più appropriato) le percentuali di calo si attestano ancora tra il 15% e il 27% a seconda delle zone di attività.

Forza non abbattiamoci e paragoniamo il solito bimestre 2021 con marzo e aprile del 2020 e finalmente apparirà il segno positivo!

Più che una soddisfazione per la lenta ripresa (incrementare un risultato che era vicino allo zero non è difficile), dobbiamo rallegrarci ed essere maggiormente ottimisti, in quanto abbiamo raggiunto il picco e ora inizia la discesa; dobbiamo augurarci che non sia troppo lunga.

Da questa pandemia però dobbiamo trarne qualche insegnamento.

Nulla sarà più come prima. I luoghi di lavoro saranno meno popolati per via del lavoro a distanza, ne abbiamo parlato già molte volte. Chi se lo potrà permettere lavorerà da casa. Non tutti i lavoratori la pensano allo stesso modo, c’è chi non ne può più e scalpita per tornare al lavoro in presenza, ha voglia di confrontarsi di persona con i colleghi. (questi sono i nostri clienti preferiti).

Altri invece si sono ritagliati un ampia zona di confort e non disdegnano la comodità dei propri spazi domestici. Provano a volte solamente una leggera nostalgia per l’ufficio. (questi sono diventati anche loro nostri i preferiti clienti se siamo riusciti a servirgli il caffè a casa, cosa non semplice). Volete sapere come la penso io?

I primi, dopo il ritorno in ufficio si troveranno in poco tempo a rimpiangere la comodità del lavoro a casa. I secondi vorranno però passare anche qualche giorno in ufficio. In ogni caso il risultato sarà quello che vedrà meno lavoratori e quindi meno consumatori nei luoghi di lavoro. Tradotto: meno erogazioni-meno fatturato.

Dobbiamo necessariamente recuperare la marginalità perduta.

Sarà necessario agire su una maggiore qualità dei prodotti e del servizio offerto, bilanciato da prezzi adeguati.

Il momento è uguale per tutti, siamo tutti sulla stessa linea di partenza, facciamo in modo che le regole di ingaggio siano uguali.

Non svalutiamo il servizio, i prezzi, la marginalità. Sfidiamoci, tenendo però alti questi valori. È un’occasione per recuperare almeno in parte ciò che la pandemia ci ha tolto e ci toglierà.

Valorizzare maggiormente il settore, diventa un dovere.

Anche i fornitori dovranno fare la loro parte, abbracciando il nuovo corso. Innovazione tecnologica, attenzione all’ambiente, (per non farci mancare nulla non flirtiamo certo con il ministero di riferimento), nuovi prodotti, nuovi progetti, insomma un insieme di cose che ci aiutino a cambiare e ad offrire qualcosa in più ai nostri clienti, disposti a riconoscerci, nelle variazioni di prezzo, le migliorie offerte.

Se saremo uniti in questo processo, la svolta sarà più facile, è necessaria un’azione corale. Ci sarà sempre il “furbetto” che andrà contro corrente, ma sarà sempre più isolato, se la maggior parte di noi sarà unita da questi obiettivi.

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